Nasce il Servizio Sanitario Militare Nazionale. Irrisolte le problematiche segnalate da SIM Marina. L’azione sindacale continua.

Scritto il 22/05/2026


Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 74 del 3 aprile 2026. La riforma punta a centralizzare la struttura organizzativa, potenziare il supporto al SSN e creare poliambulatori a uso “duale” aperti ai cittadini.

ROMA – Cambia volto la sanità all’interno delle Forze Armate italiane. Con la pubblicazione del Decreto Legislativo 3 aprile 2026, n. 74 (in vigore dal 28 maggio 2026), viene avviata un’importante riorganizzazione strutturale e ordinativa volta all’unificazione dei preesistenti servizi sanitari delle singole Forze Armate in un’unica grande componente. Nasce ufficialmente il Servizio Sanitario Militare Nazionale, denominato sinteticamente “Sanità militare”, che rappresenterà la colonna portante della sanità della Difesa.

Le funzioni e il principio della “sussidiarietà”

Il nuovo assetto non si limiterà a garantire il sostegno operativo alle Forze Armate in Italia e all’estero e la tutela della salute del personale. Tra i compiti chiave stabiliti dalla riforma spicca infatti un forte orientamento alla collettività: la Sanità militare lavorerà in supporto al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) secondo il principio della medicina della sussidiarietà. Questo si tradurrà in attività di medicina preventiva e in interventi mirati in caso di pubbliche calamità o situazioni di straordinaria necessità e urgenza.

La novità: una rete di Poliambulatori diffusi sul territorio

Una delle novità più rilevanti e tangibili per i cittadini riguarda l’introduzione di una strategia a uso “duale” (militare e civile) delle strutture operative. Il Ministero della Difesa promuoverà sinergie dirette con il SSN per sviluppare su scala nazionale un vero e proprio sistema di poliambulatori autorizzati e accreditati. Tali strutture stipuleranno accordi contrattuali con le Aziende Sanitarie Locali (ASL) competenti, integrandosi nei piani assistenziali e nella programmazione sanitaria delle singole Regioni.

Inoltre, gli ufficiali medici in possesso del diploma di formazione specifica potranno svolgere l’attività di medicina generale non solo a vantaggio del personale della Difesa, ma anche dei loro familiari direttamente all’interno delle strutture militari.

Arriva il “Corpo Unico”, una cabina di regia manageriale

Per l’efficacia del nuovo modello, a decorrere dal 1° gennaio 2027 il personale sanitario proveniente da Esercito, Marina, Aeronautica e Arma dei Carabinieri confluirà nel neonato Corpo unico della Sanità militare. Al suo interno, medici, psicologi, sottufficiali e graduati saranno ripartiti in base alle specifiche professioni sanitarie e abilitazioni.

Al vertice di questa complessa macchina organizzativa siederà la figura del Direttore della Sanità militare, che guiderà la Direzione centrale. L’incarico, della durata di tre anni, potrà essere affidato sia a ufficiali generali del Corpo sia a dirigenti civili d’alto profilo, provenienti dal settore pubblico o privato, dotati di una qualificata esperienza manageriale in campo sanitario. Il Direttore avrà la responsabilità del funzionamento dell’intero settore, della pianificazione finanziaria, dell’innovazione tecnologica biomedica e dell’attivazione di sinergie con partner pubblici e privati.

Ricerca scientifica e libera professione

La riforma scommette con decisione anche sulla ricerca d’avanguardia con l’istituzione dell’Istituto di scienze biomediche della Difesa, un ente dotato di autonomia scientifica incaricato di studiare soluzioni strategiche in sinergia con la comunità scientifica globale, in particolare nei settori della difesa chimica, biologica, radiologica e nucleare (CBRN).

Infine, sul fronte dello stato giuridico dei professionisti, il decreto introduce una forte deroga alle tradizionali norme sull’incompatibilità del pubblico impiego militare: ai medici e agli psicologi militari non si applicheranno le restrizioni relative all’esercizio dell’attività libero-professionale, misura pensata per rendere più attrattivo il reclutamento.

Il nodo delle relazioni sindacali: SIM Marina avrà un ruolo chiave nei decreti attuativi

Pur essendo giunto a termine l’iter istituzionale, il capitolo delle relazioni sindacali resta aperto e segnato da tensioni. Nonostante il coinvolgimento formale delle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM), il decreto è stato promulgato nella sua versione originaria, senza recepire i contributi e le richieste di modifica presentate. Questi contributi non sono stati però cancellati: saranno infatti oggetto di confronto e approfondimento nei prossimi decreti attuativi.

La posizione delle Associazioni sindacali militari — con il SIM Marina in prima linea — è stata chiara e motivata. Le osservazioni inoltrate hanno riguardato, in particolare:

  • Criteri di gestione del personale e carriera in linea con il SSN, con richieste di maggiori garanzie su progressioni, valutazioni e transizioni di ruolo.

  • Tutela delle competenze professionali e degli assetti organizzativi volto alla valorizzazione del personale coinvolto.

  • Modalità operative e tempi per la transizione verso il Corpo Unico, per evitare discontinuità nell’assistenza sanitaria in favore del personale della Marina Militare.

Questi punti, secondo il SIM Marina, richiedono norme attuative chiare e misure tecniche dettagliate per prevenire vulnerabilità operative e ricadute negative sul personale.

La vicenda non si esaurisce con la pubblicazione del decreto. Nella fase di attuazione il SIM Marina assumerà un ruolo attivo e propositivo nei tavoli tecnici, partecipando con osservazioni puntuali e proposte emendative. Per alimentare quel confronto, il sindacato attiverà canali di ascolto e comunicazione con gli iscritti per raccogliere segnalazioni e casi concreti da portare all’attenzione dell’Amministrazione.

Se necessario, il SIM Marina ricorrerà inoltre agli strumenti sindacali istituzionali per tutelare i diritti del personale. L’intento dichiarato è duplice: garantire che i decreti attuativi traducano il quadro normativo in regole operative sostenibili e preservare le specificità professionali e i diritti del personale sanitario della Marina Militare durante tutto il processo di riforma.