L’Ufficio tutela amministrativa e previdenziale del SIM Marina denuncia le argomentazioni "paternalistiche" dell'Istituto previdenziale davanti alla Consulta e segnala gravi irregolarità nei pagamenti per chi usufruisce dello scivolo.
L’attenzione di tutto il comparto pubblico e militare è rivolta all’udienza della Corte Costituzionale tenutasi il 10 febbraio scorso. Al centro del dibattito, monitorato con attenzione dall’Ufficio tutela amministrativa e previdenziale di SIM Marina, c'è la questione della dilazione del pagamento del Trattamento di Fine Servizio (TFS).
I giudici sono stati chiamati a pronunciarsi sui ricorsi già accolti dai TAR di Lazio e Marche, che hanno sollevato il dubbio di incostituzionalità su una norma che continua a penalizzare i servitori dello Stato.
Il contesto: un "prestito forzoso" eroso dall'inflazione
L'attuale normativa impone attese di 12, 24 o persino 36 mesi dopo la cessazione del servizio prima di vedere liquidata la propria indennità, senza alcun riconoscimento di interessi o rivalutazione monetaria. In un contesto economico segnato da un’inflazione dell’8% nel 2023 e del 5% nel 2024, il danno è ingente:
Un lavoratore con un TFS lordo di 200.000 euro subisce una perdita di potere d’acquisto superiore ai 26.000 euro. In pratica, un prestito forzoso a tasso zero concesso dai lavoratori allo Stato.
Nonostante la Corte Costituzionale (sentenze n. 159/2019 e n. 130/2023) avesse già censurato il meccanismo chiedendo l'intervento del Parlamento, il legislatore è rimasto inerte. A peggiorare il quadro, nel 2024 l’INPS ha prima bloccato e poi chiuso la procedura per l’anticipazione agevolata del TFS, lasciando il personale senza accesso immediato ai propri risparmi.
La tesi shock dell'INPS: "Rateizziamo per il vostro bene"
Ciò che è emerso durante l’udienza del 10 febbraio ha lasciato increduli i rappresentanti del SIM Marina. Nella memoria difensiva depositata alla Consulta, l’INPS ha sostenuto che il pagamento rateale sarebbe "per il bene del personale".
Citando presunti studi di "psicologia finanziaria", l’Istituto ha descritto i dipendenti pubblici (e quindi anche i militari) come soggetti potenzialmente irrazionali che, presi dall’euforia dell’incasso immediato, sperpererebbero tutto in gratificazioni effimere.
Questa valutazione è irricevibile. Il TFS non è una "paghetta" da gestire sotto tutela, ma salario differito, frutto di una vita di sacrifici e rinunce. Per molti militari rappresenta:
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La sicurezza per la vecchiaia.
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L'unica possibilità per estinguere mutui.
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Le risorse necessarie per curarsi privatamente, evitando le liste d'attesa del SSN.
Considerare i servitori dello Stato come cittadini "incapaci" di gestire i propri risparmi è un'argomentazione che il SIM Marina respinge con forza.
Il caso irrisolto dello "scivolo"
Oltre alla battaglia in Consulta, il SIM Marina riaccende i riflettori su una criticità tecnica che colpisce specificamente i colleghi che hanno usufruito del cosiddetto "scivolo". Nonostante la legge li equipari a tutti gli effetti al pensionamento per limiti di età, il Polo Pensionistico INPS della Spezia continua a non applicare correttamente la norma.
Attualmente, a questi colleghi la prima tranche viene liquidata dopo due anni dal congedo, mentre spetterebbe di diritto dopo il primo anno (teoricamente dopo 9 mesi). Nonostante l’intervento della Marina Militare, sollecitata dal SIM, la prassi amministrativa non è cambiata, perpetuando un danno ingiustificato.
In attesa della sentenza
Entro 15 giorni è attesa la pronuncia della Corte Costituzionale. Il SIM Marina auspica che i giudici mettano fine a questo sistema iniquo, restituendo dignità ai lavoratori. Parallelamente, il Sindacato ha avviato le valutazioni legali per sostenere un ricorso contro le errate applicazioni delle norme da parte dell'INPS, determinato a far valere ogni singolo diritto del personale rappresentato.
