Lo schema di decreto in approvazione, pur istituendo il Servizio sanitario militare nazionale, introduce pericolose asimmetrie organizzative e professionali. Il SIM Marina lancia l'allarme: senza correttivi urgenti su inquadramenti, perimetro professionale e flessibilità operativa, la riforma rischia di paralizzare le potenzialità del comparto e di fallire nel suo obiettivo strategico di supporto sussidiario al Servizio Sanitario Nazionale, sprecando risorse preziose.
Roma, 15 marzo 2026 – Il processo di riforma della sanità militare italiana ha raggiunto uno snodo cruciale con lo schema di decreto legislativo recante la revisione della struttura organizzativa e ordinativa del comparto sanitario delle Forze Armate (Atto del Governo n. 366). Questo provvedimento, attualmente sottoposto al vaglio delle competenti Commissioni parlamentari per i pareri di rito, ambisce a ridisegnare profondamente l'architettura sanitaria della Difesa.
L'innovazione cardine del testo è l'istituzione formale del Servizio sanitario militare nazionale, concepito come un'entità dotata di una duplice anima: il mantenimento dell'efficienza operativa dello strumento militare e, contestualmente, l'espletamento di funzioni di supporto sussidiario e complementare al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), specialmente in ambiti quali la medicina preventiva, la gestione delle emergenze pandemiche e gli interventi in caso di pubbliche calamità.
Tuttavia, se la ratio ispiratrice della norma e l'impianto generale appaiono condivisibili in un'ottica di ottimizzazione delle risorse dello Stato, il SIM Marina (Sindacato Italiano Militari Marina), a seguito di un'attenta analisi del testo, solleva obiezioni di fondo e denuncia criticità strutturali rilevanti. Secondo l'organizzazione sindacale, la formulazione attuale del decreto, se non emendata, rischia non solo di non cogliere gli obiettivi prefissati, ma di generare paralisi operative, frustrazione professionale e un concreto arretramento nella capacità di risposta sanitaria integrata del Paese.
L'Architettura del Riordino: Ambizioni vs. Realtà Normativa
Il riordino si prefigge di superare la frammentazione storica della sanità delle singole Forze Armate, convergendo verso un sistema integrato e interoperabile. L'idea di fondo è creare una sinergia strutturale dove il know-how militare – specialmente nella logistica sanitaria, nella medicina d'urgenza in contesti ostili e nella gestione di grandi afflussi di feriti – possa essere messo a sistema con la sanità civile.
Le criticità evidenziate dal SIM Marina non riguardano l'obiettivo finale, bensì i meccanismi operativi e ordinativi individuati dal decreto per raggiungerlo, ritenuti inadeguati e, per certi versi, anacronistici.
Le Voragini Normative dello Schema n. 366: Un'Analisi Dettagliata
Il SIM Marina ha isolato quattro aree critiche fondamentali che minano la tenuta dell'intera riforma:
1. Il Vulnus dell'Esclusione Professionale (Articolo 5)
La criticità più immediata riguarda la definizione del perimetro del personale sanitario. L’Articolo 5 dello schema di decreto, nell'istituire il "Corpo unico della Sanità militare", utilizza una formulazione perimetrale considerata nebulosa e restrittiva. Non definisce adeguatamente chi sia il “personale militare abilitato all’esercizio delle professioni sanitarie” destinato a farvi parte.
La conseguenza diretta è l'esclusione di intere categorie professionali che, pur operando quotidianamente in ambito sanitario e sociosanitario e pur essendo riconosciute dal Ministero della Salute, rimangono formalmente fuori dal Corpo unico. Fatta eccezione per la figura del soccorritore militare (ex art. 213, specificamente menzionata), molteplici competenze tecniche e di supporto restano in un limbo ordinativo. Questa scelta non solo demotiva il personale escluso, ma riduce drasticamente la massa critica e la flessibilità operativa del nuovo Servizio sanitario militare nazionale, limitandone la capacità di intervento proprio nelle attività di supporto sussidiario al SSN, dove la multidisciplinarietà è fondamentale.
2. La Mancata Equiparazione con il SSN: Un Paradosso Gerarchico
Un ulteriore elemento di forte criticità è rappresentato dal disallineamento tra gli inquadramenti professionali militari e quelli vigenti nel SSN. Il decreto si concentra quasi esclusivamente sulla disciplina dell'attività di medicina generale per gli ufficiali medici, trascurando completamente l'armonizzazione delle carriere e delle competenze per tutte le altre figure.
Il rischio concreto, denunciato con forza dal SIM Marina, è un cronico sottoutilizzo di risorse umane altamente qualificate. Professionisti in possesso di lauree magistrali e specializzazioni – quali infermieri, biologi, chimici, farmacisti, fisici sanitari, psicologi, tecnici sanitari (di radiologia, laboratorio, etc.), odontoiatri e veterinari – rischiano di rimanere confinati in ruoli gerarchicamente limitati e non coerenti con il loro percorso formativo e con le responsabilità che assumerebbero nel mondo civile. Questo crea una strozzatura operativa: mentre il SSN soffre di carenze drammatiche di personale, la Difesa rischia di avere specialisti "congelati" in ruoli amministrativi o di comando inferiore, impedendo loro di contribuire pienamente all'abbattimento delle liste d'attesa o alla gestione dei servizi territoriali.
3. Le Barriere all'Attività Professionale e l'Iniquità di Trattamento
Le disposizioni riguardanti l'attività libero-professionale (intra ed extra-muraria) introducono un'ulteriore asimmetria ingiustificata. Le deroghe previste dal decreto si applicano rigidamente alle sole figure dei medici e degli psicologi.
Tutti gli altri professionisti sanitari militari – inclusi gli infermieri e i tecnici, figure apicali nei processi assistenziali moderni – restano esclusi da queste tutele e opportunità. Questa disparità non solo viola un principio di equità professionale all'interno dello stesso comparto Difesa, ma priva il sistema Paese di una risorsa preziosa. Tali professionisti non potranno contribuire, nemmeno su base volontaria o convenzionata fuori dall'orario di servizio, a lenire le carenze di personale negli ospedali civili o nelle strutture territoriali, in un momento storico in cui la domanda di salute è altissima.
4. La Frammentazione dell'Organico: L'Anacronismo dell'Articolo 8
L'Articolo 8 dello schema rappresenta, secondo l'analisi del SIM Marina, il nodo ordinativo più problematico. La norma persevera nel mantenere una struttura organizzativa obsoleta, basata sulla distinzione gerarchica tra "ruoli normali" e "ruoli speciali" per gli ufficiali, a cui si sovrappongono le categorie dei marescialli, sergenti e volontari, tutti operanti nel settore sanitario.
Questa impostazione frammenta l'organico in compartimenti stagni e gerarchici che non riflettono la realtà operativa dei team sanitari moderni, basati sulla competenza e sulla responsabilità clinica piuttosto che sul grado. Mantiene la sanità militare radicalmente disallineata rispetto agli standard organizzativi del SSN, dove la dirigenza sanitaria (medica e non medica) e le professioni sanitarie del comparto collaborano su piani di parità funzionale.
Il rischio è l'inefficacia operativa nei contesti duali. Un Corpo unico strutturato secondo logiche puramente gerarchico-militari, non coerenti con le dinamiche orizzontali e d'equipe del SSN, non sarà in grado di garantire la necessaria flessibilità operativa. Questo limite emergerà drammaticamente nei "poliambulatori duali" previsti dalla riforma o nelle attività di supporto diretto alle strutture pubbliche, dove la catena di comando militare potrebbe collidere con le necessità cliniche e gestionali civili, generando confusione di ruoli e inefficienze assistenziali.
In sintesi, senza una chiara equiparazione – che preveda l'inquadramento dei professionisti laureati in ruoli ufficiali coerenti con il titolo e l'inserimento corretto del personale sociosanitario – si crea un paradosso: lo Stato spende per formare specialisti militari che poi non può impiegare efficacemente. Questa situazione, nel tempo, è destinata a produrre inefficienze, un aumento esponenziale del contenzioso legale e un inaccettabile spreco di risorse pubbliche.
I Rischi Sistemici per la Difesa e per il Paese
Le criticità evidenziate dal SIM Marina non sono semplici rilievi formali, ma preludono a rischi concreti per l'intero sistema:
-
Inefficienze operative: la rigidità gerarchica e la frammentazione dei ruoli rallenteranno i processi decisionali e assistenziali.
-
Fallimento del supporto al SSN: la sanità militare non riuscirà a fornire quell'apporto "sussidiario" significativo che la riforma promette, rimanendo una risorsa isolata.
-
Mancato abbattimento delle liste d'attesa: lo spreco di competenze professionali non mediche impedirà di utilizzare i sanitari militari per potenziare i servizi civili.
-
Danno erariale e spreco di risorse: formazione costosa non valorizzata e necessità di ricorrere a personale esterno quando si hanno già le competenze internamente.
-
Emorragia di professionisti: la frustrazione professionale spingerà i migliori sanitari militari a congedarsi per transitare nel civile, impoverendo la Difesa.
La Richiesta di Correttivi Urgenti: La Posizione del SIM Marina
Il SIM Marina, in qualità di associazione professionale a carattere sindacale rappresentativa del personale della Marina Militare, ha portato queste istanze con forza nelle sedi istituzionali. Nel corso delle audizioni presso le Commissioni Difesa del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, il sindacato ha depositato memorie dettagliate e ha richiesto l'introduzione di correttivi mirati e imprescindibili prima dell'approvazione definitiva del decreto.
Le richieste del SIM Marina sono chiare e pragmatiche:
-
Inclusione Totalitaria: emendare l'Articolo 5 per includere esplicitamente nel Corpo unico tutte le professioni sanitarie, sociosanitarie e di interesse sanitario riconosciute, senza zone d'ombra.
-
Equiparazione Professionale e di Carriera: definire percorsi di carriera e inquadramenti (ruoli ufficiali per laureati magistrali, ruoli sottufficiali direttivi per laureati triennali) speculari a quelli del SSN, valorizzando i titoli di studio.
-
Estensione dell'Extra-professionalità: estendere la possibilità di svolgere attività libero-professionale, nel rispetto del servizio, a tutto il personale sanitario militare, non solo a medici e psicologi.
-
Razionalizzazione dei Ruoli (Superamento Art. 8): procedere alla fusione dei ruoli e alla creazione di un'unica struttura ordinativa del personale sanitario coerente con gli standard organizzativi, funzionali e retributivi del SSN.
-
Certezza dei Tempi: definire una cronoprogramma vincolante per l'emanazione dei decreti attuativi necessari al completamento effettivo della riforma.
Uno Scenario Senza Correttivi: Il Rischio dell'Irrilevanza
In assenza di questi interventi correttivi, lo scenario delineato dal SIM Marina è fosco. Il riordino della sanità militare rischia di trasformarsi in un'operazione puramente di facciata, incapace di generare un reale valore aggiunto per il Paese. Il nuovo Servizio sanitario militare nazionale potrebbe rivelarsi un'entità burocratica pesante, minata da conflitti interni di competenza e gerarchia, e sostanzialmente inefficace nel supporto al SSN.
Le disparità professionali e retributive tra il personale militare e quello civile di pari qualifica genereranno demotivazione e contenziosi, mentre la rigidità della struttura impedirà risposte tempestive e flessibili alle emergenze sanitarie complesse, vanificando la stessa mission della riforma.
L'Impegno Istituzionale del SIM Marina
Alla luce di questi rischi, il SIM Marina reitera la richiesta di apertura immediata di un tavolo di confronto tecnico permanente con il Ministero della Difesa, una necessità peraltro già sollecitata formalmente dalla stessa Commissione Difesa della Camera nel corso dei lavori parlamentari.
Il SIM Marina ribadisce il proprio impegno inderogabile nel vigilare sul processo di riforma, operando per garantire la tutela della dignità e dei diritti del personale militare, la piena valorizzazione delle professionalità sanitarie e, in ultima analisi, il concreto miglioramento dell’efficienza del sistema sanitario dello Stato, a beneficio sia dei militari che della collettività.
Per tutto il personale della Marina Militare desideroso di approfondire queste tematiche, le implicazioni sulla propria carriera o di accedere ai servizi di assistenza e supporto legale e professionale, il SIM Marina conferma la piena disponibilità dei propri dipartimenti specializzati.
