Roma – Il 16 aprile, presso Palazzo Vidoni, si è tenuto il terzo incontro per il rinnovo del contratto 2025–2027 dedicato al personale non dirigente del Comparto Difesa e Sicurezza. Al tavolo contrattuale ha preso parte SIM Marina, rappresentato dal Segretario Generale Aggiunto Francesco Carlucci e dal Segretario Nazionale Angelo Pizzolla, portando all'attenzione del Governo le urgenze e le istanze del personale della Marina Militare e della Guardia Costiera.
Nessun nuovo stanziamento: i numeri della proposta
L’incontro ha confermato un dato che grava pesantemente sulle trattative: non sono previste risorse aggiuntive rispetto a quelle già stanziate e promesse lo scorso dicembre 2025.
La proposta tecnica presentata, pur configurandosi come un primo passo più strutturato rispetto ai precedenti confronti, prevede una ripartizione fortemente sbilanciata. Il Governo ipotizza di concentrare il 90% delle risorse sulla parte fissa della retribuzione, destinando appena il 10% alla parte accessoria.
Di seguito le cifre stimate allo stato attuale:
- 97 euro netti per un SC 3^ cl. a regime dal 2027
- una una tantum di circa 2.000 euro lordi medi per il 2025–2026
"Numeri chiari, ma insufficienti. Insufficienti a una reale tutela del potere d’acquisto, insufficienti a sostenere la specificità, insufficienti a rispondere alle aspettative di chi serve il Paese in mare e a terra."
La mancata valorizzazione della "specificità" militare
Il nodo centrale della questione emerge proprio qui: l'indirizzo governativo, pur comprensibile se inserito nei complessi scenari internazionali odierni, non appare adeguato a sostenere un percorso contrattuale coerente. In un periodo storico come questo, la specificità del comparto militare non può restare un principio astratto, ma deve tradursi in scelte concrete e in risorse reali.
Per questo motivo, SIM Marina ha adottato una linea chiara: responsabilità da parte di tutti, senza però accettare passivamente un piano che non valorizzi la natura unica di questa professione. Un contratto non può limitarsi a una mera distribuzione di fondi; deve riconoscere il valore del personale e intervenire sulle dinamiche che incidono direttamente sulla vita professionale e familiare dei militari. Con le risorse attualmente sul tavolo, questo obiettivo è irraggiungibile.
I temi prioritari ancora irrisolti
Senza un adeguamento dei fondi, resterebbero ignorati proprio quei temi che, nella piattaforma contrattuale di SIM Marina, rappresentano le priorità assolute:
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Valorizzazione economica delle attività operative.
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Perequazione legata agli effettivi oneri di operatività.
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Sostegno concreto alla mobilità territoriale.
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Tutele in ambito di previdenza.
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Riconoscimento e garanzia delle agibilità sindacali.
Ambiti che non possono subire ulteriori rinvii, poiché rappresentano la sostanza stessa della specificità di chi opera in Marina e Guardia Costiera.
Le richieste: confronto politico e dati trasparenti
Di fronte a questo stallo, SIM Marina ha richiesto formalmente un intervento e un confronto politico. Un passaggio ritenuto necessario per garantire il rispetto degli impegni assunti a dicembre, quando fu annunciata la possibilità di fondi aggiuntivi che, ad oggi, non trovano riscontro nella realtà.
Il sindacato ha inoltre sollecitato lo Stato Maggiore della Difesa (SMD) a fornire i dati tecnici indispensabili per valutare in modo serio l’ipotesi del 10% sulla parte accessoria. Solo con la massima trasparenza sarà possibile sviluppare una distribuzione equa, bilanciata tra le diverse Forze Armate e coerente con gli interessi dei marinai.
Il messaggio del SIM Marina è inequivocabile: c'è totale prontezza a fare la propria parte, ma non verrà siglato un contratto che non porti un reale miglioramento della condizione lavorativa e di vita del personale. La disponibilità al dialogo resta totale, a patto che si sviluppi in un quadro idoneo a costruire un contratto sostenibile, equo e utile. Condizioni che, ad oggi, mancano all'appello.
